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	<title>Pensieri Sparsi &#187; Società</title>
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	<description>... così nella mia testa le cose vanno ...</description>
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		<title>In Calabria una centrale solare!</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jun 2007 03:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Amici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Energia solare]]></category>

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		<description><![CDATA[Notizia di oggi sull&#8217;Ansa.it Eco-Energi:
&#8220;LAMEZIA TERME (CATANZARO) &#8211; Una centrale   termodinamica a concentrazione, la prima in Italia, che   permettera&#8217; la produzione di energia dal sole con capacita&#8217; fino   a 50 Megawatt sara&#8217; realizzata in Calabria.
[...] 
Il solare termodinamico, noto anche come solare &#8221;ad alta  temperatura&#8221; o &#8221;a concentrazione&#8221; [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://localhost/pensieri-sparsi/wp-content/uploads/2007/06/pannello-solare-small.jpg" rel="attachment wp-att-130" title="Pannello solare" rel="lightbox-129"><img src="http://localhost/pensieri-sparsi/wp-content/uploads/2007/06/pannello-solare-small.jpg" alt="Pannello solare" align="left" height="138" width="200" /></a>Notizia di oggi sull&#8217;<a href="http://ansa.it/ecoenergia/notizie/fdg/200706151758283035/200706151758283035.html" title="IN CALABRIA 1/A CENTRALE CON IL SOLARE DI RUBBIA">Ansa.it Eco-Energi</a>:</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>LAMEZIA TERME (CATANZARO) &#8211; Una centrale   termodinamica a concentrazione, la prima in Italia, che   permettera&#8217; la produzione di energia dal sole con capacita&#8217; fino   a 50 Megawatt sara&#8217; realizzata in Calabria.</em></p>
<p><em>[...] </em></p>
<p><em>Il solare termodinamico,</em><em><span id="more-129"></span></em><em> noto anche come solare &#8221;ad alta  temperatura&#8221; o &#8221;a concentrazione&#8221; e&#8217; una tecnologia che   utilizza degli specchi piani o concavi per concentrare i raggi   del sole su di un tubo concentratore attraversato da un liquido   o da un gas, la cui temperatura viene portata fino ad oltre 500   gradi, per poi produrre l&#8217;energia elettrica attraverso apposite   turbine. La <strong>novita&#8217; </strong>consiste in un <strong>sistema di accumulo del   calore</strong> per rendere questa energia utilizzabile in maniera   continuativa, anche di notte e in assenza di sole.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Allora, forse, qualcosa si sta muovendo &#8230; spero che un minimo sguardo verso <strong>ener</strong><strong>gie non inquinanti</strong> venga lanciato.</p>
<p>Lo so, dico sempre le stesse cose, il problema è che vedo che l&#8217;Italia è <strong>immobile</strong> in questo settore e non fa un passo avanti.</p>
<p>Spero che questo sia un <strong>inizio</strong> verso un lungo cammino!</p>
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		<title>Sulla guerra&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2007 00:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reasilvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri liberi]]></category>
		<category><![CDATA[Scripta Manent]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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&#8220;&#8230;ogni popolo e anzi ogni uomo, invece di lasciarsi ninnare da false questioni politiche circa la colpevolezza, deve fare l&#8217;esame di coscienza e vedere se i suoi errori, le omissioni o le cattive abitudini non siano fino a un certo punto responsaili della guerra e di tutta la miseria che vi è nel mondo: unica [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://localhost/pensieri-sparsi/wp-content/uploads/2007/04/palazzo-bombardato.jpg" rel="attachment wp-att-111" title="Palazzo bombardato" rel="lightbox-110"><img src="http://localhost/pensieri-sparsi/wp-content/uploads/2007/04/palazzo-bombardato.jpg" title="Guerra" alt="Palazzo bombardato" align="left" border="0" height="259" hspace="10" vspace="10" width="194" /></a></p>
<blockquote><p>&#8220;&#8230;<strong>ogni popolo e anzi ogni uomo</strong>, invece di lasciarsi ninnare da false questioni politiche circa la colpevolezza, deve <strong>fare l&#8217;esame di coscienza</strong> e vedere se i suoi errori, le omissioni o le cattive abitudini non siano fino a un certo punto <strong>responsaili della guerra e di tutta la miseria</strong> che vi è nel mondo: unica via per evitare forse la prossima guerra.<br />
E questo non mi vogliono perdonare, poichè naturalmente loro sono tutti innocenti: l&#8217;imperatore, i generali, i grandi industriali, gli uomini politici, i giornali: <strong>nessuno ha nulla da rimproverarsi</strong>, nessuno ha la minima colpa! Si direbbe che il mondo è un paradiso, salvo che ci sono una dozzina di milioni di uccisi sottoterra.<br />
Vedi, Erminia, questi attacchi non mi danno più fastidio, ma qualche volta mi mettono addosso una grande <strong>tristezza</strong>.<br />
Due terzi dei miei concittadini leggono questa razza di giornali, leggono mattina e sera queste parole, vengono lavorati ogni giorno, esortati, aizzati, resi cattivi e malcontenti, e la fine di tutto ciò sarà di nuovo la guerra, <strong>la guerra futura che sarà probabilmente più orrenda di quella passata</strong>.<br />
Tutto ciò è semplice, limpido, tutti potrebbero capire e arrivare in un&#8217;ora di riflessione al medesimo risultato.<br />
Ma nessuno vuol riflettere, nessuno vuole evitare la prossima guerra, nessuno vuol risparmiare a sè e ai propri figli il prossimo macello di milioni d&#8217;individui. Rifletterci un&#8217;ora, chiedersi un momento fino a qual punto ognuno è partecipe e colpevole del disordine e della cattiveria del mondo: vedi, <strong>nessuno vuol farlo</strong>.<br />
E così si andrà avanti e la prossima guerra è preparata giorno per giorno con ardore da molte migliaia di uomini. Da quando lo so mi son sentito tagliare le gambe e mi sono disperato e non ho più &#8220;patria&#8221;, non ho più ideali perchè tutto questo non è che uno scenario per quei signori che preparano la prossima carneficina.<br />
Non ha scopo pensare pensieri di bontà: per due o tre persone che lo fanno ci sono in compenso ogni giorno migliaia di giornali e di riviste e discorsi e sedute pubbliche e segrete che vogliono il contrario e lo ottengono.&#8221;</p></blockquote>
<p align="right">dal &#8220;<em>Il lupo della steppa</em>&#8221; di Hermann Hesse</p>
<p> Leggendo questa pagina mi è sembrato di vedere <span id="more-110"></span>quello che ogni giorno ci succede intorno, non abbiamo la guerra all&#8217;interno del nostro paese, ma abbiamo soldati che partono per nazioni in cui la guerra non è ancora finita, ci sono nazioni in cui guerre civili continuano da anni e <u><strong>non si riesce a trovare</strong></u> un punto per giungere ad <u><strong>un compromesso</strong></u>, ci sono persone che pensano che l&#8217;unico modo per risolvere le cose sia la violenza&#8230;.</p>
<p>Allora mi è sorto un dubbio: gli esseri umani sono una razza di animali di indole così aggressiva?</p>
<p>In natura gli animali uccidono per sopravvivere, per mangiare, non si uccidono vicendevolmente solo per il gusto di farlo, possono litigare e ristabilire l&#8217;ordine di importanza all&#8217;interno di un branco, ma non uccidono il proprio simile!</p>
<p>Spesso anch&#8217;io vado fuori dai gangheri e spaccherei tutto, ma mi fermo sempre un passo prima di fare qualcosa di cui, poi, sono sicura mi pentirei, mi è capitato di non riuscirmi a tenere, di urlare e sbraidare <u><strong>come una scimmia impazzita</strong></u>, ma non ho mai avuto l&#8217;istinto ad uccidere, ad annientare, ad eliminare.</p>
<p>Non è la guerra in se stessa, cose bruttissime ci passano tutti i giorni sotto gli occhi, notizie di cronaca nera che ti fanno pensare di non appartenere più a questa società, un po&#8217; come il protagonista del dialogo che rifiuta di sentirsi parte di una patria.</p>
<p>Sì, la <strong><u>tristezza </u></strong>è il vero stato d&#8217;animo che  mi suscita il pensiero degli esseri umani, in vita per odiarsi e scontrarsi, per vincere, per essere i più forti &#8230; vorrei che la gente vivesse per <u><strong>amare</strong></u>, <u><strong>essere felice</strong></u> e <u><strong>creare una società migliore</strong></u>!<!--more--></p>
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		<title>Festa della donna</title>
		<link>http://www.pensieri-sparsi.com/pensieri-liberi/festa-della-donna/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2007 13:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reasilvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri liberi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://localhost/pensieri-sparsi/wp-content/uploads/2007/03/triangle_factory_fire_004.jpg" rel='attachment wp-att-94' title='Triangle Shirtwaist Company' rel="lightbox-93"><img src='http://localhost/pensieri-sparsi/wp-content/uploads/2007/03/triangle_factory_fire_004.jpg' alt='Triangle Shirtwaist Company' width="100px" title="Incendio a Triangle" align="left" hspace="5px" vspace="5px" /></a>Ancora non ho scritto nulla nel mese di Marzo, ho deciso di farlo oggi nel giorno della <strong><u>Festa della Donna</u></strong>.</p>
<p>Non sono una fervida femminista, ma non penso di avere nulla di meno di un uomo.</p>
<p>Spesso questo giorno sia visto dalle donne in modo erroneo e le porti in giro per locali a fare baldoria, senza riflettere realmente sulla <strong><u>condizione della donna</u></strong> oggi nel mondo.</p>
<p>Di solito si fa risalire il festeggiamento dell&#8217;8 marzo all&#8217;episodio dell&#8217;incendio della fabbrica Triangle. Le parole che seguono hanno come fonte <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Incendio_della_fabbrica_Triangle" title="Incendio della fabbrica Triangle">Wikipedia</a>:</p>
<blockquote><p>Nel 1909, le operaie tessili della fabbrica di New York Triangle Shirtwaist Company, che produceva le camicette alla moda di quel tempo, (le cosiddette shirtwaist) cominciarono uno sciopero, pare scegliendo l&#8217;8 marzo come data di avvio della protesta. Lo sciopero (noto anche protesta delle 20.000) fu causato dalle condizioni semi-schiavistiche del lavoro nella fabbrica,<span id="more-93"></span> che prevedevano turni di 14 ore per un totale di ore di lavoro settimanali compreso fra 60 e 72, alla paga di un dollaro e mezzo a settimana.</p>
<p>Dopo diverse azioni brutali e repressive da parte della polizia e dopo una lunga trattativa, la protesta si concluse il 24 dicembre 1910 con il Protocollo di Pace, nel quale venne riconosciuto il diritto a regole per l&#8217;orario ed il salario.</p>
<p>Pochi mesi dopo, il 25 marzo 1911, un incendio alla Shirtwaist uccise 146 donne. La maggioranza di esse erano giovani italiane o ebree dell’Europa orientale. Poiché la fabbrica occupava gli ultimi tre piani di un palazzo di dieci piani, molte delle vittime morirono nel tentativo disperato di salvarsi lanciandosi dalle finestre dello stabile.</p>
<p>I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, che al momento dell&#8217;incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiuse a chiave le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne. Il processo che seguì li assolse e l’assicurazione pagò loro 445 dollari per ogni operaia morta: il risarcimento alle famiglie fu di 75 dollari.</p>
<p>Quell’incendio segna una data importante, anche se non è da esso, come erroneamente riportato da alcune fonti, che trae origine la Giornata della donna. Migliaia di persone presero parte ai funerali delle operaie.</p></blockquote>
<p>Come si legge, in realtà, la festa non ha origine da questo episodio, ma fu un episodio che fa un po&#8217; da &#8220;stereotipo&#8221; a quella, che in quel tempo, era la condizione della donna.</p>
<p>Per me, non dobbiamo interrogarci su cosa realmente abbia determinato questa festa, ma chiederci <strong><u>cosa concretamente è cambiato</u></strong> da quel periodo ad oggi.</p>
<p>L&#8217;Italia, non è certo un paese in cui la donna è relegata in un angolo, ma anche qui abbiamo i nostri problemi! <img src='http://www.pensieri-sparsi.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Le alte cariche dello Stato sono ancora in mano a dirigenti uomini e, anche se le donne lavoratrici sono pienamente accettate, per i datori di lavoro è sempre meglio assumere un uomo al loro posto (maternità, malattie dei bambini, &#8230;).</p>
<p>Certo in confronto ad altri paesi, la condizione della donna in Italia, è più che accettabile, il problema, secondo me, risiede nelle donne stesse: spesso sono proprio loro a sentirsi diverse dagli uomini, a pretendere che talune cose siano fatte dal proprio compagno, a non cercare realmente la parità.</p>
<p>Personalmente non festeggio mai la Festa della donna, cerco di rendermi uguale agli uomini in ogni giornata della mia vita, non mi basta una serata passata fuori con le amiche a farmi sentire alla pari con un uomo, voglio che gli uomini che mi trovo di fronte capiscono che sono un&#8217;essere perfettamente autonomo e capace di fare quello che lui, allo stesso modo.</p>
<p>Se poi, si vuole tirare in ballo la scienza, siamo proprio noi il sesso forte, è grazie a noi che la specie può riprodursi e per questo la nostro biologia ci permette di essere più forti, per poter proteggere la prole che prima o poi porteremo in grembo! <img src='http://www.pensieri-sparsi.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>In conclusione, chiedo una cosa a tutte voi donne che per caso vi ritroviate a leggere queste pagine:</p>
<ul>
<li>se stasera sarete fuori con le vostre amiche <strong><u>chiedetevi se realmente venite trattate alla pari degli uomin</u></strong>i, discutetene insieme e capite quale è la vostra situazione;</li>
<li>pensate a tutte quelle donne che ancora oggi sono <strong><u>sfruttate e maltrattate</u></strong>, che non riescono a trovare una via di fuga dalla loro terribile realtà;</li>
<li>capite la fortuna che abbiamo nel poter <strong><u>determinare la nostra condizione</u></strong>, di non essere succubi di nessuno, di poter fare realmente qualcosa;</li>
<li>da domani cercate di impiegare tutte le vostre forze cercando di far capire agli uomini che la parità non è una festa una volta l&#8217;anno, ma risiede in ogni azione, ogni giorno, tutti i giorni che la <strong><u>forza</u></strong> che abbiamo non dipende dai muscoli ma <strong><u>nella determinazione nelle nostre convinzioni</u></strong>!</li>
</ul>
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		<title>Domenica senza calcio</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 10:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reasilvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri liberi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccoci qua, in una domenica dove il calcio viene fermato per la morte di una persona scaturita da una semplice partita di pallone. Ho sentito molte cose dette dai vari personaggi che si sono susseguiti a commentare l&#8217;evento e tutti hanno parlato di misure drastiche da introdurre negli stadi italiani.
E&#8217; veramente il calcio il problema?
A [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://reasilvia.wordpress.com/files/2007/02/porta-pallone.jpg" rel="attachment wp-att-72" title="Domenica senza calcio" rel="lightbox-68"><img src="http://reasilvia.wordpress.com/files/2007/02/porta-pallone.jpg" alt="Domenica senza calcio" align="left" border="0" height="146" hspace="10" vspace="10" width="235" /></a>Eccoci qua, in una domenica dove il calcio viene fermato per la morte di una persona scaturita da una semplice partita di pallone. Ho sentito molte cose dette dai vari personaggi che si sono susseguiti a commentare l&#8217;evento e tutti hanno parlato di misure drastiche da introdurre negli stadi italiani.</p>
<p>E&#8217; veramente il calcio il problema?</p>
<p>A me sembra che quello che è successo non è altro che  lo specchio di una società in cui cose del genere sono <span id="more-68"></span>all&#8217;ordine del giorno: vicino uccide confinante perchè il cane abbaia troppo, tassista uccide ncc per una corsa, ragazza accoltella guardia in un centro commerciale per rubare un cd&#8230;.</p>
<p>Potremmo continuare in questo macabro elenco con molti altri episodi, forse anche più scabrosi, la verità è che ci dovremmo interrogare su quella che è la società in cui viviamo, per me, il problema non è il calcio, ma sono i valori che le persone hanno, si uccide per cose futili, come se la vita fosse una cosa di così poco conto da non dover essere considerata al pari di cose materiali!</p>
<p>Allora vorrei proporre, a tutte quelle persone che in questi giorni danno tanti bei giudizi sulle norme da introdurre negli stadi di calcio: fermatevi 5 minuti a pensare, invece di parlare, guardatevi intorno e chiedetevi se la morte in quello stadio sia l&#8217;unica incomprensibile nel mondo che vi circonda. Io penso che non sia così, forse non sono le norme da cambiare, ma la mentalità comune di un popolo che sembra aver perso quei valori che ci permettevano di vivere meglio.</p>
<p>Ricordo che quando ero più piccola con i miei vicini c&#8217;era rispetto, aiuto e si poteva passare domeniche insieme a mangiare e divertirsi&#8230;oggi il vicino è diventato il nemico con cui discutere per ogni piccola cosa&#8230;la tolleranza non rientra più nel vocabolario dell&#8217;uomo comune, la voglia di predominare è diventata così forte da non riuscire più a controllarla!</p>
<p>Spero che oltre i problemi di natura giuridica che possono sorgere di conseguenza a quella morte, coloro che possono qualcosa si interroghino sullo stato attuale della società italiana, spingendo per creare nuove generazioni di persone, migliori di quelle attuali!</p>
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		<title>Laureati non qualificati</title>
		<link>http://www.pensieri-sparsi.com/pensieri-liberi/laureati-non-qualificati/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 09:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reasilvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri liberi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per il 56% delle aziende i laureati non sono competenti
La responsabilita&#8217; sarebbe degli insegnanti poco qualificati
(ANSA) &#8211; ROMA, 25 GEN &#8211; Da un&#8217;indagine condotta dalla Fondazione per la sussidarieta&#8217;, il 56% delle imprese ritiene inadeguate le competenze dei laureati. La principale pecca sono gli insegnanti poco qualificati (56%), a parere delle aziende che vedono proprio [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h1><a href="http://reasilvia.wordpress.com/files/2007/01/universita-small.jpg" rel="attachment wp-att-70" title="Università" rel="lightbox-66"><img src="http://reasilvia.wordpress.com/files/2007/01/universita-small.jpg" alt="Università" align="right" border="0" hspace="10" vspace="10" /></a>Per il 56% delle aziende i laureati non sono competenti</h1>
<p>La responsabilita&#8217; sarebbe degli insegnanti poco qualificati<br />
(<a href="http://www.ansa.it/specialeuniversita/notizie/2007-01-25_12532819.html" title="Laureati incompetenti" target="_blank">ANSA</a>) &#8211; ROMA, 25 GEN &#8211; Da un&#8217;indagine condotta dalla Fondazione per la sussidarieta&#8217;, il 56% delle imprese ritiene inadeguate le competenze dei laureati. La principale pecca sono gli insegnanti poco qualificati (56%), a parere delle aziende che vedono proprio nella preparazione del corpo docente l&#8217;elemento chiave per una scuola di qualita&#8217; (54%). Il 73% delle imprese dichiara di non avere nessun rapporto con gli atenei per migliorare la formazione e l&#8217;organizzazione del personale.</p></blockquote>
<p>Ho letto questa notizia solo oggi e, da laureanda, mi sento un po&#8217; chiamata in causa.</p>
<p>Allora, il mio stato d&#8217;animo da studente è quello di sapere tante cose a livello teorico, ma poche a livello pratico. Secondo me<span id="more-66"></span> il problema non è l&#8217;incompetenza dei professori, bensì l&#8217;impossibilità per gli studenti  di mettere in pratica quanto studiato!</p>
<p>Il 73% delle aziende dice di non aver nessun rapporto con l&#8217;Università, però si lamenta se i laureati non sanno fare nulla e danno la colpa ai professori. Che bella l&#8217;Italia! E&#8217; sempre colpa di qualcun&#8217;altro.</p>
<p>Per i nuovi oridinamenti hanno inserito l&#8217;obbligo del tirocinio presso istituti od aziende in linea con la tesi che si vuole fare, da quello che so (non molto essendo vecchio ordinamento) gli studenti devono cercarsi da soli aziende in cui poterlo svolgere, spesso raccomandandosi a chissa chi per riuscire a lavorare gratis in una società ! Però, le aziende si lamentano dei laureati, quando non danno loro neanche una possibilità di formarsi attivamente sul campo durante il periodo di studio e non partecipano alla loro formazione.</p>
<p>Penso che molti dei professori presenti nelle Università italiane siano preparati, il vero problema è che le Università dovrebbero creare un canale diretto con aziende, enti e associazioni per poter formare al meglio gli studenti, per dargli una formazione, oltre che teorica, pratica, quello che più manca ad un neolaureato!</p>
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		<title>Italia e fonti rinnovabili</title>
		<link>http://www.pensieri-sparsi.com/ambiente/italia-e-fonti-rinnovabili/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 22:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reasilvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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L&#8217;Ue boccia la politica italiana sull&#8217;energia.
&#8220;Nonostante la forte crescita in settori come l&#8217;eolico, il biogas e il biodiesel, l&#8217;Italia è lontana dagli obiettivi definiti sia a livello nazionale che europeo&#8221;. E&#8217; quanto si legge nel documento presentato a Bruxelles dalla Commissione Europea insieme al pacchetto sulla politica energetica.
&#8220;Diversi fattori contribuiscono a questa situazione &#8211; continua [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://reasilvia.wordpress.com/files/2007/01/coccinella-small.jpg" rel="attachment wp-att-66" title="Coccinella" rel="lightbox-62"><img src="http://reasilvia.wordpress.com/files/2007/01/coccinella-small.jpg" alt="Coccinella" align="right" border="0" hspace="10" vspace="10" /></a></p>
<blockquote><p>L&#8217;Ue boccia la politica italiana sull&#8217;energia.</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;Nonostante la forte crescita in settori come l&#8217;eolico, il biogas e il biodiesel, l&#8217;Italia è lontana dagli obiettivi definiti sia a livello nazionale che europeo&#8221;. E&#8217; quanto si legge nel documento presentato a Bruxelles dalla Commissione Europea insieme al pacchetto sulla politica energetica.</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;Diversi fattori contribuiscono a questa situazione &#8211; continua il testo &#8211; in primo luogo c&#8217;è un grande elemento di incertezza dovuto alle recenti ambiguità e cambiamenti politici nel definire la politica attuale&#8221;.<span id="more-62"></span> In secondo luogo, sottolinea la Commissione, &#8220;ci sono vincoli amministrativi come le complesse procedure di autorizzazione a livello locale&#8221;, e infine &#8220;ci sono barriere finanziarie come gli alti costi di connessione alla rete&#8221;. Secondo la normativa europea l&#8217;Italia deve arrivare al 25% di elettricità prodotta dalle rinnovabili entro il 2010.</p>
<p>&#8220;In secondo luogo &#8211; si legge ancora nel rapporto della Commissione &#8211; ci sono restrizioni amministrative come un sistema complesso per le procedure di autorizzazione a livello locale. Terzo, esistono barriere finanziarie che rendono molto elevati i costi di connessione alle reti&#8221;. Per tutti questi motivi &#8211; sottolinea Bruxelles &#8211; l&#8217; Italia fa registrare ancora dei ritardi molto forti.</p></blockquote>
<p>Da <a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/ambiente/rapporto-commissione-ue/ritardo-italia/ritardo-italia.html" title="Gas serra, l'Ue punta al -20% nel 2020" target="_blank">La Repubblica.it</a></p>
<p>Siamo alle solite, su problemi così importanti come l&#8217;energia da fonti rinnovabili ci dobbiamo fare bacchettare. La cosa incredibile è che paesi come Svizzera e Germania, con molto meno sole di noi, sono riusciti ad attuare progetti per l&#8217;energia domestica dervante da pannelli solari, mentre in Italia, se riusciamo a mettere due pannelli per l&#8217;acqua calda sulle nuove case è grasso che cola!</p>
<p>Cerco di non fare un discorso solo ambientalista, parliamo di verdoni: tutte le fonti energetiche come petrolio e gas dobbiamo acquistarle interamente dall&#8217;estero, per non parlare dell&#8217;energia che acquistiamo da paesi che la producono con impianti nucleari; le fonti rinnovabili come solare o idrogeno sono, invece, alla nostra portata, possiamo produrle autonomamente, senza dover ricorrere all&#8217;acquisto dall&#8217;estero. In termini economici penso sia meglio produrre che acquistare, allora perchè ci mettiamo tanto a capirlo?</p>
<p>Se fossimo un paese che ha giacimenti di petrolio capirei che sarebbe più economico continuare a sfruttarli, invece di fare nuovi investimenti per altre fonti energetiche, ma non abbiamo proprio un bel niente e dobbiamo sottostare alle bizze dei mercati finanziari e non si fa nulla per incentivare l&#8217;uso del solare, dell&#8217;eolico o dell&#8217;energia geotermica per diminuire la dipendenza da altri paesi. Allora mi chiedo perchè? Se l&#8217;UE non avesse imposto delle misure per diminuire l&#8217;inquinamento e i suoi riflessi sull&#8217;effetto serra, l&#8217;Italia avrebbe continuato con questa politica di dipendenza totale? Ci siamo scordati la crisi del &#8216;74?</p>
<p>Ok, non smentisco il fatto di essere una di quegli utopisti che pensano che si possa vivere benissimo anche senza fonti energetiche inquinanti, però qui il problema sta nel fatto che il non usarle porterebbe benefici economici, qualcuno sa spiegarmi perchè non si fa nulla? Capisco che l&#8217;indipendenza totale sia impossibile, ma almeno incentivare l&#8217;utilizzo di altre fonti la dove è possibile è chiedere troppo?</p>
<p>Scusate lo sfogo notturno, vi saluto nella speranza che un mondo più pulito sia possibile! <img src='http://www.pensieri-sparsi.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>101.435.253 siti in Internet</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2006 20:52:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reasilvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto che il numero di siti sul web ha superato i 100 milioni: 55 milioni statunitensi, 15 milioni tedeschi, 6 milioni britannici, 3 milioni canadesi e 2,5 milioni francesi&#8230;e l&#8217;Italia?
Lavoro su Internet e mi accorgo spesso che la mentalità delle persone o delle aziende che decide di fare un sito internet, in Italia, è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://reasilvia.wordpress.com/files/2006/11/internet.jpg" rel="attachment" title="Siti Internet" rel="lightbox-23"><img src="http://reasilvia.wordpress.com/files/2006/11/internet.jpg" alt="Siti Internet" align="right" border="0" height="261" hspace="15" vspace="15" width="200" /></a>Ho <a href="http://www.ansa.it/main/notizie/awnplus/internet/news/2006-11-02_1021728.html" title="oltre 100 mln di siti" target="_blank">letto</a> che il numero di siti sul web ha superato i 100 milioni: 55 milioni statunitensi, 15 milioni tedeschi, 6 milioni britannici, 3 milioni canadesi e 2,5 milioni francesi&#8230;e l&#8217;Italia?<br />
Lavoro su Internet e mi accorgo spesso che la mentalità delle persone o delle aziende che decide di fare un sito internet, in Italia, è la stessa di chi decide di sviluppare un volantino o una brochure.</p>
<p>In realtà non hanno la minima idea di quali opportunità reali può offrire uno strumento come il web, quasi in ogni casa, ormai, c&#8217;è un computer e una connessione, moltissimi italiani usano internet quotidianamente, eppure la prima cosa che ti senti dire nel momento che ti chiamano è &#8220;non mi fare spendere tanto!&#8221;.<span id="more-23"></span></p>
<p>Tanto, poco, il problema non è il prezzo ma quello che realmente si vuole fare, dove si vuole arrivare, quanti potenziali clienti si vogliono raggiungere, il prezzo è determinato dal servizio che uno richiede: se vado a comprare un computer non gli dico fammi spendere poco, ma gli chiedo un computer con le caratteristiche tecniche atte alle esigenze che ho nell&#8217;usarlo, forse dopo sceglierò delle componenti più o meno costose a seconda della marca.</p>
<p>Il problema degli italiani quando ti commissionano un sito è che non sanno cosa stanno comprando, come si svolge il lavoro, quale sia la strategia migliore per farlo diventare un mezzo importantissimo di contatto e di fidelizzazione di clienti: internet può essere pubblicità, informazione e vendita tutte cose che ad un&#8217;azienda premono molto!</p>
<p>Forse il problema risiede nella scarsa conoscenza del marketing in generale da parte della maggior parte dei commercianti, fare una pubblicità non significa fare marketing, così come fare un sito non significa fare una pubblicità sul web! Se dietro ad un sito internet non c&#8217;è uno studio accurato del tipo di utenti che lo frequenteranno, della grafica e della comunicazione più giusta a quegli utenti e dei servizi che si vogliono fornire difficilmente il sito avrà successo.</p>
<p>Ok forse mi sono dilungata un po&#8217; troppo ma aver letto che un paese come l&#8217;Italia non figura nemmeno fra quelli con maggior siti internet mi ha colpito su una ferita aperta, un problema che giornalmente incontro, spero che questa tendenza cambi presto, non solo per il mio lavoro, ma anche perchè il futuro è il web e se le aziende italiane non lo capiscono difficilmente rimarremo al passo con i tempi!</p>
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