Guardando i gabbiani
Oggi dall’alto degli otto piani, sopra i tetti, ho visto tre gabbiani che planavano e si chiamavano, trasportati dall’aria erano lì sospesi nel cielo.
In una città come Roma, in cui il traffico e il caos cittadino ti rendono stressato, qui dove durante le ore di punta respirare è un suicidio, vedere tra gabbiani volare nel cielo ti dà un senso di tranquillità che raramente riesci a trovare in altre cose.
Il volo di un uccello è uno dei pochi momenti in cui si ha un contatto con la natura, in cui è possibile sentirsi “animali” noi stessi, affascinati da quell’essere che è in grado di volare sopra ogni cosa, bella o brutta che sia, nella piena libertà, con tutto il cielo a sua disposizione!
Noi imprigionati in palazzi di cemento, obbligati a essere rinchiusi in scatole di metallo per muoverci, costretti a camminare in un parco di pochi metri quadri per stare all’aria aperta…e lui lì nel cielo che plana, come se nulla può influenzarlo.
Nel momento in cui ho visto quei tre gabbiani ho sentito due emozioni contrastanti:
- in un primo momento ho provato la pace nella visione del volo, affascinata dalla loro capacità di stare sospesi sulle correnti d’aria;
- poi, mi sono sentita costretta, rinchiusa, invidiando quei tre gabbiani capaci di volare via e trovarsi un posto tranquillo in cui poter stare.
Bhè, forse, sono io che in questo periodo sono un po’ malinconica, ma avrei voluto proprio essere al loro posto e volare via lontano!
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